Carola Rackete: «Continuerò a salvare i migranti»

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L’ex capitana della Sea Watch 3, Carola Rackete, non si pente delle sue azioni

Carola Rackete parla per la prima volta alla tv tedesca. Ospite mercoledì sera nel talk show della giornalista Dunja Hayali, la giovane capitana risponde a nuove domande sulle sue azioni che hanno diviso l’opinione pubblica italiana ed europea. La 31enne replica in maniera secca, chiara e disarmante. «Le priorità sono sempre le persone che si hanno a bordo» è la sua risposta quando le viene chiesto se fosse consapevole delle conseguenze delle sue azioni.

«È nostro dovere accoglierli tutti»

La 31enne si presenta al talk show della tv tedesca Zdf come siamo abituati a vederla. Vestiti semplici, nessun accessorio, viso pulito e capelli raccolti. Appare tranquilla, risponde alle domande della Hayali serenamente, ma con decisione. Non si pente di aver forzato il blocco navale, per lei l’importante era portare in salvo i migranti. Nonostante le multa da un milione di euro per la Sea Watch 3 e la possibilità del carcere, Carola non demorde: «Se ce ne fosse bisogno, tornerei a bordo». In precedenti dichiarazioni, suscitando non poche perplessità, Carola aveva affermato che accogliere tutti i migranti è un dovere. Hayali le chiede se riesce a capire lo scetticismo dell’opinione pubblica e la giovane risponde prontamente «No, non proprio». Una parte di pubblico in studio applaude timidamente e lei coglie al volo l’occasione per illustrare al meglio la sua opinione: La Germania e altri paesi europei hanno una responsabilità storica nei confronti dei paesi da cui arrivano migranti e rifugiati. Per questo motivo, secondo Carola, non ci deve essere un limite all’accoglienza.

Nuovi retroscena e le responsabilità di Seehofer

Durante la breve intervista, Carola svela nuovi particolari sulla vicenda che ha interessato la Sea Watch 3 a fine giugno. A detta della capitana, le problematiche sono nate per colpa della Germania. Infatti, il giorno seguente al salvataggio, la cittadina di Rottenburg si era offerta per l’accoglienza. Un bus finanziato da donazioni solidali era pronto per partire, ma la mancanza di un permesso ha reso l’operazione impossibile. Il ministro degli interni tedesco Horst Seehofer voleva che i rifugiati fossero registrati in Italia. «Ci sarebbe potuta essere una soluzione» insiste la capitana.

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Immagine in copertina: Rescue sea © Paul van de VeldeCC BY 2.0

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